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- Meteogiornale

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Sviluppatasi nell'800 come importante porto dell'Impero Austriaco, ancora oggi è città di confine, ponte tra l'Italia e il mondo slavo. Dal punto di vista meteorologico è "la capitale della bora", il vento che scende furioso dal Carso, portando il freddo e, se "scura", la neve. Piazza Goldoni (foto di Stefano Zerauschek)A chi vi arriva dal mare, o in ferrovia, Trieste appare scenograficamente disposta fra il faro a nord e il porto nuovo a sud. I bei palazzi ottocenteschi che si allineano lungo la riva testimoniano un recente passato di grande emporio marittimo dell'Impero austro-ungarico.

E' ancora una città di frontiera, sia geograficamente (la Slovenia è a pochi chilometri e dalle alture del Carso che vi conducono scende la bora, che porta giornate invernali luminose se "chiara" e improvvise quanto violente tormente di neve se "scura"), sia culturalmente. E di bora parliamo con il contributo di Fulvio, "blizzard" sul forum del Meteogiornale. La bora, a differenza di quanto dicono i meteorologi alla televisione quando preannunciano "bora sulle coste adriatiche" e "sulle regioni del nord-est", è un esclusiva per chi abita nel corridoio fra la città di Trieste e Senj, sulla costa dalmata in Croazia, poco più a nord nella terraferma e poco più a sud sulle coste del mare Adriatico. Chi abita in queste zone si sente orgoglioso di questo vento, della sua violenza e del suo mito.

Il motivo per cui solo in queste zone la bora è così violenta sta nel fatto che il mare Adriatico contrasti con l'aria decisamente rigida dell'entroterra del continente europeo, ne consegue una differenza di pressione fra queste due zone, che si accentua quando sull'alto Adriatico transiti o vi permane una depressione atmosferica, mentre sull'est europeo si ha alta pressione. Il vento che viene generato di conseguenza si incanala tra le Alpi Giulie e Dinariche e all'altezza della cittadina slovena di Postumia prende sempre più velocità giungendo sul Carso triestino, per poi precipitare con violente raffiche da quest'ultimo verso la città di Trieste e il suo golfo. La bora non nasce in un punto preciso, ma in una vasta zona a est-nordest dell'alto Adriatico. Il suo ingresso invece, avviene grazie all'interruzione della catena alpina all'altezza delle Alpi Giulie e Dinariche, una vera e propria frattura, una porta, aperta precisamente tra il monte Nanos e il monte Nevoso (Sneznik) nella vicina Slovenia. Su questa porta si ammassa l'aria fredda proveniente da est-nord est e da li precipita a folate violente verso l'alto Adriatico. Il deflusso verso l'alto Adriatico, si divide in due flussi, uno a nord, che scorre fra la Selva di Ternova e il monte Nevoso e uno, a sud, fra quest'ultimo e i monti Kapela.

Il primo si sfoga sull'altipiano carsico per poi precipitare sulla città di Trieste ed il suo golfo, il secondo si dirige verso il golfo del Quarnero, la città di Fiume (Rijeka) e Senj in Croazia e costa dalmata. La bora che si presenta sul golfo di Trieste presenta intensità maggiore rispetto alla seconda. Nella vicina Istria, l'intensità della bora decresce man mano che si scende verso sud, ma anche a Pola le raffiche talvolta non scherzano! L'area in cui la bora si presenta con maggior violenza è quella che dai confini del monte Nevoso e da Postumia si estende verso il monte Maggiore, a nord di Fiume, i monti a sud fra Erpelle e Castelnuovo (Podgrad), la costa triestina e l'alta valle del fiume Vipacco fino ad Aidussina. Per quanto riguarda l'area triestina, la bora che soffia sul Carso è di intensità minore rispetto a quella che soffia in città e sul golfo, in pratica, una volta che la bora oltrepassa il ciglione carsico, si precipita verso le vie cittadine, acquistando man mano sempre più velocità. Sul Carso la velocità è minore rispetto alle vie cittadine, ma l'aria che giunge in città è più calda rispetto al Carso (che sopra la città misura 300 mt circa) di 3-4 gradi, grazie alla compressione che subisce. Praticamente si scalda di 1 grado ogni cento metri. In tutte le altre città della bassa friulana, delle coste venete, fino a Chioggia si ha una bora ridotta anche del 70% rispetto a quella che si ha sulla città di Trieste e quindi tale vento non ha più nulla a che fare con la violenta bora del capoluogo giuliano. Stabilisce notevoli record di velocità questo vento "triestino", anche se non si può stabilire una vera e propria graduatoria, a causa dei diversi siti di misurazione e dell'evoluzione degli strumenti.

Le rilevazioni iniziarono nel lontano 1841 con l'anemoscopio e proseguirono dal 1870 con l'anemografo. In media si ha una bora a 140 km/h ogni anno e una a 150 km/h ogni 3-4 anni. In anni recenti si sono misurati all'Istituto Tecnico Nautico 181 km/h il 25-12-96, 180 il 13-12-95, 166 il 3-01-93, 162 il 18-01-87. Come accennato la Trieste di oggi è figlia del grande sviluppo dei secoli XVIII e XIX ma esisteva già nel I sec. a.C. una colonia romana chiamata Tergeste, di cui restano il Teatro (II sec., era capace di 6000 spettatori), l'Arco di Riccardo (una delle porte della cerchia di mura romane) e i resti della Basilica forense sul colle di San Giusto. Su questo stesso colle sorge la Cattedrale di San Giusto, massimo monumento cittadino e unica importante testimonianza dell'epoca medievale, in cui Trieste, dopo vari passaggi di mano, ebbe un periodo in cui fu libero comune, dapprima (948-1236) come principato vescovile, poi con amministrazione civile che, per sfuggire a Venezia, si dette all'Austria. Fino al XVII secolo Trieste rimase un piccolo borgo, mantenendo la struttura di quello medievale, poi nel 1719 le fu concesso lo status di porto franco e fu l'inizio del boom. I 3000 abitanti di inizio secolo salirono a 30.000 a fine secolo, grazie anche a ulteriori provvedimenti di Maria Teresa atti a favorire i traffici maritttimi. Il boom continuò nel XIX secolo, in cui sorsero gli edifici neoclassici più celebri, come il Palazzo Carciotti, quello della Borsa e il Teatro (oggi Verdi), ma soprattutto, tra il 1831 e il 1838, le grandi imprese economiche, Assicurazioni Generali, Lloyd Austriaco (poi Triestino), Riunione Adriatica di Sicurtà.

Nel 1900 Trieste aveva 176.000 abitanti e ben 247.000 nel 1913, quarta città dell'impero che stava per crollare e infatti nel 1918 la città fu annessa all'Italia. Dopo la seconda guerra mondiale la città torno all'Italia nel 1954. Nel secondo dopoguerra nuovi quartieri sono sorti per dare alloggio alle migliaia di profughi istriani, ma nonostante questo apporto la popolazione è in calo. La Piazza dell'Unita d'Italia, sorta sull'interramento del porto romano, è stata aperta verso il mare nel XIX sec. a costituire una sorta di palcoscenico che ha per sfondo la facciata del Palazzo Comunale, mentre sul lato destro è l'imponente Palazzo del Lloyd Triestino. Risalendo il lungomare verso nord incontriamo presto il Teatro Verdi, neoclassico, alle cui spalle il Palazzo della Borsa Vecchia, anch'esso ottocentesco, è l'edificio principale che affaccia sulla triangolare Piazza della Borsa, uno dei poli della vita cittadina, con al centro la statua bronzea di Leopoldo d'Asburgo. All'altezza del Teatro Verdi si stacca dal Lungomare il Molo Audace, passeggiata a mare dei triestini, dal cui termine, con rosa dei venti in bronzo, si ha una bella vista del fronte a mare del centro città. Sempre sul Lungomare, più a nord, in corrispondenza del Bacino di San Giorgio, il già citato neoclassico Palazzo Carciotti, più a sud l'edificio liberty della Pescheria, con annesso l'Acquario, recentemente ampliato.

Nei pressi il Museo Revoltella, in un edificio neorinascimentale ottocentesco, che ospita una Galleria d'Arte moderna, raccolta di pittura e scultura dei due secoli scorsi. Canale e piazza di Ponterosso (foto di Stefano Zerauschek)Palazzo Carciotti e Palazzo Aedes, detto "il grattacielo", opera tra la "Secession" e l'espressionismo nordico di Arduino Berlam (1926-28), segnano l'inizio del Canal Grande, o di Ponterosso, scavato nel 1750-56. Chiude il canale sullo sfondo la scenografica facciata neoclassica di Sant'Antonio Nuovo. La Piazza Ponterosso, la più antica del borgo teresiano, prende nome dal ponte levatoio che univa le due sponde del Canal Grande, sostituito nel 1840. I motivi di interesse non si esauriscono sul mare. Da Piazza Unita d'Italia si sale, passando per l'Arco di Riccardo e Santa Maria Maggiore, alla Piazza della Cattedrale, vasto spiazzo alla sommità del colle di San Giusto. La Cattedrale di San Giusto, unione trecentesca di due precedenti basiliche romaniche, ha una semplice facciata a capanna, con grande rosone gotico, un campanile trecentesco con l'aspetto di torrione da difesa e un interno a 5 navate asimmetriche, su colonne con bei capitelli. La Piazza è dominata dai bastioni del Castello, realizzato tra il 1470 e il 1630 sul sito di una precedente rocca veneziana.

Dai bastioni belle vedute sulla città e il Golfo. Fuori città infine, 8 km a nordovest per la litoranea, il Castello di Miramare, costruito in forme neorinascimentali inglesi a metà dell'800 per l'arciduca Massimiliano d'Austria. Forti gli influssi mitteleuropei sulla cucina triestina. Così nei primi primeggiano le zuppe, alcune trasposizioni di classiche "suppen" austriache. Citiamo la iota (zuppa a base di fagioli, crauti e pancetta), la minestra "de bobici" (di mais), la minestra d'orzo e fagioli, i "pistum" (gnocchi di pane grattugiato), le lasagne ai semi di papavero. Fra i secondi piatti ecco il gulasch di origine ungherese o gli slavi cevapcici (polpettine di carne alla griglia), accanto alle patate in tecia (cucinate al tegame con le cipolle), allo zuf (farinata di granturco) e al piatto principe locale per il pesce, i sardoni in savor. Mitteleuropei anche i dolci quali lo strudel, il presniz (sfoglia con ripieno di noci, pinoli e uva sultanina) e le palacinke (crepes ripiene di cioccolata o marmellata).
-------------------------------------------------------------------------------- Giovanni Staiano --------------------------------------------------------------------------------
05-11-2005 ore 08:31

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